“Da ragazzino ero davvero arrogante, non facevo nemmeno caso a quanto fossi benvoluto o meno nello spogliatoio”. Andrey Rublev, parlando ai canali ufficiali ATP, ha raccontato del proprio percorso nel Tour. Dall’ATP 250 di Delray Beach 2015 in poi, il russo ha vinto 18 titoli (di cui 2 Masters 1000), un oro olimpico nel doppio misto a Tokyo 2020 e ha raggiunto i quarti di finale in tutti i tornei del Grande Slam. Durante gli 11 anni di permanenza nel Tour, Rublev è diventato un personaggio controverso. Caratteristica che era già presente nel 17enne che esordì in Florida. Difatti il russo, pur ammettendo la propria arroganza, si ripeteva spesso una frase per motivarsi: “Sei un ospite che passa di qua per un colpo di fortuna, devi lavorare per assicurarti un posto”.
Nonostante gli anni trascorsi, alcuni elementi antitetici continuano a convivere nel Rublev 28enne. Infatti, il moscovita è spesso salito agli onori delle cronache sia per le sue iniziative benefiche, sia per i suoi furibondi sfoghi durante le partite. In questo senso sono esemplificativi la “Andrey Rublev Foundation” e le numerose racchette fracassate contro le sue stesse ginocchia.
Alti, bassi e sogni in sospeso
Il percorso di Rublev è stato un’autentica montagna russa ed è iniziato nel segno dell’arroganza di un 17enne talentuoso e voglioso di prendersi il proprio posto nel mondo. Lo stesso tennista ha commentato: “Non pensavo nemmeno allo spogliatoio e a queste cose, anche perché non conoscevo nessuno dei giocatori tranne i Top 5“. Al tempo stesso però, l’ex numero 1 al mondo Junior era anche un giovane consapevole di dover fare moltissima strada. “Pensavo solo a lavorare, frequentavo i tornei ATP grazie alle wild card, come alternate, oppure per giocare le qualificazioni. Mi sentivo proprio come un ospite, non un giocatore”.
Tra tanti alti e bassi, una certezza è rimasta nel personaggio Rublev: il suo atteggiamento. L’approccio odierno, con le dovute proporzioni di ranking e status, è lo stesso che adottava quando si sentiva un ospite: “Ora so di meritarmi un posto nel tennis che conta, ma non sono qui per giocare o vincere due partite. Io voglio essere ancora competitivo contro i Big e sfidarli per i tornei più prestigiosi”. Una dichiarazione d’intenti forte per un giocatore a cui è sempre mancato il centesimo per fare l’euro e accedere all’autentico gotha del tennis. Chissà che il finale del 2026 non possa essere l’inizio di un nuovo assalto a quel centesimo mancante.
