Jessica Pegula si presenta al WTA 1000 di Toronto dopo una settimana intensa e complicata. La statunitense ha raggiunto la finale del torneo di Washington, nella quale è stata sconfitta in rimonta da Alexandra Eala con il punteggio di 4-6 6-4 6-0, al termine di una partita iniziata domenica e completata soltanto lunedì a causa della pioggia.
Il rapido trasferimento in Canada ha lasciato pochissimo tempo per recuperare. Durante la conferenza stampa precedente al debutto, Pegula ha rivelato di essere arrivata a Washington senza una preparazione adeguata e di essere stata vicina a non partecipare al torneo, perché si era ammalata proprio quando aveva ricominciato ad allenarsi.
La numero quattro del mondo ha parlato anche della crescita di Eala, dell’influenza esercitata dalla sospensione per pioggia sulla finale e della particolare amicizia costruita con Jack Draper, con il quale dovrebbe tornare a disputare il doppio misto dello US Open.
«Sono felice di essere tornata in Canada»
Nonostante la stanchezza e la delusione per la finale perduta, Pegula ha espresso grande entusiasmo per il ritorno a Toronto. La statunitense possiede un rapporto particolarmente positivo con il torneo canadese, conquistato per due edizioni consecutive: nel 2023 a Montreal e nel 2024 a Toronto.
«Sono molto emozionata per essere tornata. Ho tantissimi ricordi meravigliosi qui e adoro giocare in Canada. Credo che i miei risultati lo abbiano sempre dimostrato», ha raccontato.
Il passaggio da Washington a Toronto è stato però molto rapido: «Nel mondo del tennis non è certamente una novità. I cambiamenti sono sempre piuttosto veloci. Cercherò di fare tutto il possibile per essere pronta per il debutto».
Pegula, terza testa di serie, figura tra le principali protagoniste dell’edizione 2026 del National Bank Open insieme ad Aryna Sabalenka, Iga Swiatek, Coco Gauff ed Elena Rybakina.
La crescita di Eala: «Ha imparato a controllare le emozioni»
Una parte importante della conferenza è stata dedicata ad Alexandra Eala, capace di conquistare a Washington il primo titolo WTA della carriera e di diventare la prima giocatrice filippina a vincere un torneo nel circuito maggiore.
Pegula ritiene che la ventunenne sia cresciuta soprattutto nella gestione emotiva degli incontri. La statunitense ha ricordato il torneo di Miami, nel quale Eala aveva ottenuto i primi risultati di grande prestigio affidandosi all’entusiasmo, all’adrenalina e all’energia tipici di chi sta vivendo una situazione completamente nuova.
«Credo che adesso possieda più esperienza e fiducia a questo livello. Ha imparato a controllare meglio le emozioni durante le partite. A Miami era tutto nuovo e giocava con tantissima energia e adrenalina. Ora si è consolidata nel circuito come una giocatrice di alto livello e ha ottenuto diverse vittorie importanti».
Secondo Pegula, l’esperienza accumulata ha permesso a Eala di affrontare con maggiore lucidità anche la ripresa della finale: «Ha gestito molto bene la situazione ed è riuscita a esprimere un tennis eccellente, soprattutto dopo il rinvio provocato dalla pioggia».
Un tennis aggressivo capace di ribaltare rapidamente le partite
Pegula ha analizzato anche le caratteristiche tecniche della filippina. Entrambe cercano di colpire la palla molto presto, togliendo tempo alle avversarie e imprimendo un ritmo elevato agli scambi.
Il tennis di Eala può produrre improvvisi cambiamenti nell’andamento di una partita. Quando la mancina filippina trova il tempo corretto sulla palla, riesce a costruire rapidamente una serie di punti vincenti e a mettere l’avversaria in una posizione sempre più scomoda.
«Il suo stile è molto aggressivo. Colpisce la palla presto e questo può provocare variazioni di inerzia molto rapide. Improvvisamente cambia direzione, trova dei vincenti e ti costringe a perdere la posizione. Tutto accade molto velocemente».
Per interrompere questa progressione è necessario impedirle di entrare nella propria zona di comfort. In caso contrario, Eala può recuperare uno svantaggio in pochi minuti, proprio come accaduto nella seconda parte della finale di Washington.
«Da questo punto di vista giochiamo in maniera simile. Possiamo iniziare a colpire presto, aumentare velocemente il ritmo e togliere tempo alle avversarie. Anche io ho vissuto settimane nelle quali perdevo il primo set o mi trovavo sotto di un break, per poi riuscire a cambiare rapidamente l’andamento dell’incontro».
Il rimpianto per la sospensione della finale
Pegula non ha nascosto il dispiacere per l’interruzione provocata dalla pioggia. Domenica aveva conquistato il primo set per 6-4 e, prima della sospensione, aveva sfiorato il break nella seconda frazione. Eala conduceva 2-1, ma la statunitense sentiva di avere ancora l’inerzia favorevole.
«La sospensione è stata difficile. Credo di aver giocato molto meglio domenica rispetto a lunedì. Alla ripresa sono entrata in campo un po’ scarica, mentre lei ha giocato meglio. La combinazione tra il calo del mio livello e la sua crescita ha cambiato la partita».
Pegula non sostiene che avrebbe certamente vinto completando la finale domenica, ma ritiene che il rinvio abbia interrotto un momento favorevole: «Non ho idea di come sarebbe finita. Avevo però vinto il primo set e avevo quasi ottenuto il break prima dell’interruzione. Sentivo di avere maggiore slancio».
Alla ripresa, invece, la statunitense ha faticato soprattutto in risposta. Eala ha conquistato dieci dei tredici game disputati lunedì, aggiudicandosi il secondo set e dominando il terzo per 6-0.
«Quando sono tornata in campo lunedì ho risposto malissimo. È sempre più semplice conservare l’inerzia quando la possiedi, piuttosto che interrompere tutto e provare a ritrovarla il giorno successivo».
«A Washington non avevo intenzione di giocare»
La fatica accumulata non è dipesa soltanto dalla finale rinviata. Pegula ha spiegato di essere arrivata nella capitale statunitense senza una preparazione adeguata, perché si era ammalata proprio nel momento in cui aveva ripreso gli allenamenti.
«Onestamente, non avevo programmato di giocare a Washington. Alla fine mi sono sentita quasi obbligata a partecipare. Mi sono ammalata quando avevo appena ricominciato ad allenarmi e sono stata contenta di non dover disputare il primo incontro prima di giovedì».
Una volta iniziato il torneo, però, Pegula è stata costretta a scendere in campo per cinque giorni consecutivi: giovedì, venerdì, sabato, domenica e infine lunedì. Il maltempo le ha impedito di avere una vera giornata di recupero prima del trasferimento a Toronto.
«È stato difficile giocare senza interruzioni e senza avere la possibilità di riposare. Arrivare fino alla finale è sempre un bel problema da avere, ma domenica ero davvero molto stanca».
Paradossalmente, la notte trascorsa a casa prima della ripresa le aveva permesso di sentirsi fisicamente meglio lunedì. Le sensazioni in campo, tuttavia, sono state peggiori.
«Dopo una giornata così lunga sono riuscita almeno a tornare a casa e dormire. Lunedì mi sentivo meglio dal punto di vista fisico, ma sono entrata in campo piuttosto scarica. Forse sarebbe stato preferibile finire domenica, anche se ero più stanca».
Una prova utile in vista dello US Open
Pegula considera comunque queste settimane una preparazione importante per l’ultimo Slam della stagione. Nei grandi tornei può capitare di dover disputare incontri ravvicinati, affrontare condizioni fisiche non ideali o recuperare con appena un giorno di riposo.
«Cerco sempre di considerare queste situazioni come una sfida. Durante i tornei più lunghi e soprattutto in uno Slam possono esserci giornate nelle quali ti senti stanca, non riesci a recuperare completamente oppure accade qualcosa di imprevisto».
La trasferta tra Washington e Toronto rappresenta quindi anche un test sulla capacità di reagire alla fatica, adattarsi rapidamente e mantenere un buon livello pur senza disporre della preparazione ideale.
Il rapporto con Draper nato quasi per caso
Pegula ha poi raccontato la curiosa evoluzione del rapporto con Jack Draper. I due avevano raggiunto insieme la semifinale del doppio misto dello US Open 2025 e sono iscritti anche all’edizione 2026, in programma durante la Fan Week newyorkese.
La loro collaborazione era iniziata quasi senza una vera conoscenza personale. «Prima di giocare insieme non parlavamo praticamente mai. Ci conoscevamo appena e credo che non ci fossimo detti neppure due parole. Non era intenzionale: semplicemente, per qualche motivo, non frequentavamo gli stessi ambienti».
Il percorso compiuto a New York ha però permesso loro di diventare amici. «Adesso ci sentiamo ogni tanto. Sono diventata una grande ammiratrice del suo tennis ed è stato divertente osservarlo durante l’ultimo anno. È un ragazzo molto simpatico e mi piace giocare con lui».
Secondo Pegula, la partecipazione al doppio misto aveva avuto effetti positivi anche sul suo successivo cammino in singolare. Disputare tre incontri sull’Arthur Ashe Stadium le aveva consentito di abituarsi all’atmosfera, al pubblico e alla pressione prima dell’inizio delle partite più importanti.
«Scendere in campo in uno stadio pieno e vincere alcune partite offre sempre fiducia. Arrivavo da un’estate nella quale non avevo ottenuto grandi risultati e quell’esperienza mi ha aiutato moltissimo, permettendomi poi di disputare un ottimo US Open e una buona tournée asiatica».
Le condizioni di Draper lasciano qualche dubbio
La nuova partecipazione non è però ancora completamente certa. Draper ha affrontato diversi problemi fisici e Pegula ha ammesso di non sapere se il britannico riuscirà a recuperare in tempo per il torneo di doppio misto.
«Dovremmo giocare insieme, ma so che non è nelle migliori condizioni. Vedremo come procederà il recupero. Spero che possa stare presto meglio e tornare regolarmente in campo».
Il britannico ha mostrato evidenti difficoltà durante il suo incontro a Montreal, rendendo incerta la programmazione delle prossime settimane.
Il Canada e le condizioni ideali per il suo tennis
Pegula ha infine spiegato perché riesca così spesso a esprimere il proprio miglior tennis in Canada. Fin dai primi tornei disputati nel Paese, la statunitense ha apprezzato la velocità dei campi, le condizioni di gioco e un ambiente nel quale avverte una sensazione simile a quella di casa.
«Mi sono sempre trovata bene qui. I campi sono piuttosto veloci e il mio tennis si adatta perfettamente, soprattutto dopo che riesco a giocare un paio di partite e a trovare il ritmo».
La vicinanza geografica con Buffalo, città nella quale Pegula è cresciuta, contribuisce a rafforzare questo legame. Anche dopo un’edizione 2025 meno positiva, la statunitense può affidarsi ai ricordi delle vittorie e alla fiducia accumulata negli anni precedenti.
«Quando riesco a trovare il ritmo, so di poter esprimere un tennis eccellente su questi campi». Dopo la maratona di Washington, Pegula arriva a Toronto con la necessità di recuperare energie, ma anche con una finale alle spalle, una grande familiarità con le condizioni canadesi e la consapevolezza di poter tornare rapidamente protagonista.
