L’assegnazione delle wild card per l’edizione 2026 di US Open ha scatenato molte polemiche, negli USA e non solo. Un invito discusso è stato quello concesso a Venus Williams, ormai 46enne e con una striscia di sconfitte piuttosto lunga negli ultimi tentativi di rientrare sul tour, ma il vero pomo della discordia è stato l’aver negato un posto nel main draw di singolare maschile a Stan Wawrinka, ex campione nel torneo di New York nel 2016 (battendo tra l’altro in finale un fortissimo Novak Djokovic) e prossimo al ritiro da 41enne (chiuderà al torneo di Basilea in ottobre). Stan sta affrontando con grandissimo impegno e altrettanta dignità la sua ultima stagione sul tour ATP, ottenendo anche qualche buona partita e vittoria.
Attualmente n.127 ATP, il nativo di Losanna è sceso volentieri di categoria giocando i Challenger e puntando a chiudere nel miglior modo possibile. A Wimbledon è stato subito estromesso da Matteo Berrettini ma l’incontro è stato avvincente e lo svizzero ha divertito il pubblico con un livello di gioco piuttosto alto. L’ambizione di Wawrinka era di chiudere “bene”, giocando ancora una volta un torneo che gli ha regalato enormi soddisfazioni e così chiudere la sua carriera a livello Slam con una prestazione di livello e sentendo l’affetto del pubblico. Per questo lo svizzero aveva espresso pubblicamente il desiderio di ricevere un invito per il main draw, ma gli organizzatori del torneo non l’hanno accontentato. Così niente US Open per “Stan the Man” e l’addio agli Slam resterà la sconfitta contro Berrettini a Wimbledon.
Il suo storico coach Magnus Norman, tornato a seguire Wawrinka dopo una pausa di alcuni anni per accompagnare la fine della carriera dello svizzero, non ha nascosto l’amarezza per il “no” ricevuto dalla USTA, con una storia Instagram che ripercorre gli anni più belli vissuti dal suo assistito a New York, ovviamente con il titolo del 2016 (e terzo Slam in carriera), al termine di un torneo per lui indimenticabile.
“Mi porto via incredibili ricordi da New York nel corso degli anni” scrive Norman. “I quarti di finale nel 2014 e 2019, le semifinali nel 2013 e 2015… e la vittoria nel 2016. Abbiamo spinto al massimo per giocare un ultimo Slam a 41 anni ma c’è mancato poco per farcela. Di sicuro fa male, ma grazie per tutti i bellissimi ricordi in campo e fuori insieme a te e a tutto il team a New York negli ultimi 13 anni. È più facile andarsene che essere lasciati indietro. Andarsene non è mai stato motivo di orgoglio per me. Lasciare New York non è mai facile: ho visto la luce spegnersi lentamente. Ora la vita…”
Parole franche quelle di Norman, di cuore ma anche assai precise, che sicuramente getteranno nuova benzina sul fuoco di una decisione già presa e sulla quale, ormai, non c’è margine per un ripensamento. La USTA ha assegnato la massima parte delle wild card a giovani tennisti statunitensi, oltre a quelle che ogni anno vengono concesse a giocatori scelti dalla Federtennis francese e australiana per reciprochi accordi di sostegno (e infatti Monfils sarà nel tabellone di US Open, come Popyrin). Le scelte degli organizzatori di US Open sono ovviamente legittime, e Wawrinka molto difficilmente avrebbe potuto fare strada nel torneo. Tuttavia uno tra Patrick Kypson (26enne oggettivamente tennista non di spicco) o Darwin Blanch (giovanissimo) poteva anche essere “sacrificabile” per far spazio ad un’ultima passerella di Wawrinka, giocatore molto amato dal pubblico e forse meritevole di una maggiore considerazione per la sua storia e l’esser stato campione nel torneo.
