Carlos Alcaraz ha ritrovato il circuito agli US Open 2026 dopo quattro mesi e mezzo di assenza per l’infortunio al polso destro che lo aveva costretto a saltare Roland Garros e Wimbledon. Nonostante la lunga inattività, lo spagnolo ha raggiunto i quarti di finale, arrendendosi soltanto al futuro finalista Ben Shelton al termine di una battaglia in cinque set. Il percorso del murciano a New York ha confermato come il suo tennis sia già tornato vicino ai livelli migliori.
Durante il torneo, però, Alcaraz ha parlato soprattutto della necessità di proteggere maggiormente il proprio corpo. Il 23enne di Murcia ha spiegato di voler inserire in futuro pause programmate anche di uno o due mesi, scegliendo con maggiore attenzione gli appuntamenti da disputare. Una strategia pensata per limitare il rischio di nuovi infortuni e allungare la carriera, ma che non ha convinto Patrick Mouratoglou.
Mouratoglou: «Alcaraz ha bisogno di giocare»
Attraverso un intervento pubblicato su LinkedIn, il tecnico francese ha riconosciuto il problema rappresentato da un calendario sempre più impegnativo, mettendo però in guardia Alcaraz dai rischi legati a periodi troppo lunghi senza competizioni.
«Carlos ha detto che ci sono troppi tornei e che vuole concentrarsi su quelli più importanti. È ancora giovanissimo e, a questa età, bisogna giocare. Ci sono momenti nei quali non ne ha voglia, lo capisco, ed è importante che affronti questo aspetto, perché Carlos è davvero Carlos quando è ispirato», ha spiegato Mouratoglou.
Secondo l’ex allenatore di Serena Williams, un Alcaraz motivato può essere considerato il tennista più forte del mondo. Il talento, tuttavia, deve essere accompagnato dalla continuità e da un numero sufficiente di partite ufficiali.
«Quando è ispirato, probabilmente è il miglior giocatore del mondo. Quella scintilla deve rimanere viva durante tutta la stagione. Ma ha anche bisogno di disputare incontri per continuare a sviluppare il proprio tennis e arrivare fisicamente preparato a un torneo del Grande Slam».
Il difficile equilibrio tra recupero e ritmo partita
Il punto centrale della riflessione di Mouratoglou riguarda l’equilibrio tra riposo e ritmo competitivo. Giocare troppo può comportare stanchezza e infortuni, ma fermarsi a lungo rischia di rendere più complicato ritrovare immediatamente intensità, automatismi e capacità di gestire i momenti di pressione.
«Gli servono abbastanza partite per essere pronto, ma non così tante da arrivare senza energie. È un equilibrio delicato ed è sua responsabilità trovarlo», ha sottolineato il tecnico francese.
Mouratoglou non ha criticato la gestione che ha preceduto gli US Open, ricordando che Alcaraz non aveva alternative a causa dell’infortunio. Il discorso cambia, però, guardando alla parte conclusiva del 2026.
«Nessuno può rimproverargli quanto accaduto agli US Open: era infortunato. Quello che verrà dopo sarà una sua decisione. Non so quanto sia motivato ad andare in Asia, ma credo che abbia bisogno di giocare. Non dico che debba competere ogni settimana, però dovrebbe partecipare almeno ai tornei più importanti».
Asia e ATP Finals, gli obiettivi indicati da Mouratoglou
Dopo essere scivolato al numero 3 della classifica mondiale, Alcaraz avrà la possibilità di recuperare terreno durante la tournée asiatica e nella stagione indoor. Il suo programma prevede il ritorno alla Laver Cup, seguito dagli ATP 500 di Tokyo e dal Masters 1000 di Shanghai.
Mouratoglou vorrebbe vedere lo spagnolo impegnato con continuità anche nelle settimane successive: «Mi piacerebbe vederlo giocare almeno due tornei in Asia e due sul cemento indoor prima della fine della stagione. E dovrebbe presentarsi con l’obiettivo di vincerli».
Il grande traguardo indicato dal francese sono le ATP Finals di Torino, uno dei pochi appuntamenti di prestigio che ancora mancano nel palmarès di Alcaraz.
«C’è anche un titolo che non ha mai vinto: le ATP Finals, dove si riuniscono gli otto migliori giocatori del mondo. Dopo tanti mesi di assenza, è proprio questa l’ambizione che vorrei vedere in lui».
Alcaraz ha già chiarito che la tutela della salute fisica e mentale sarà una priorità nella costruzione del suo futuro calendario. Mouratoglou, invece, gli ricorda che anche la continuità agonistica rappresenta una componente fondamentale della preparazione. La sfida del murciano sarà dunque trovare il punto d’incontro tra queste due esigenze: proteggere il corpo senza perdere quel ritmo competitivo necessario per puntare ai titoli più importanti.
