Da Shanghai – Dopo la convincente vittoria contro Bernard Tomic, Matteo Arnaldi ha parlato ai nostri microfoni, raccontando il momento che sta vivendo e soprattutto il percorso legato ai problemi che lo hanno condizionato negli ultimi mesi. Durante questo periodo l’azzurro ha scelto di continuare a giocare nonostante non fosse al 100%, consapevole che il recupero sarebbe passato soprattutto dal lavoro quotidiano.

La scelta di non fermarsi

Arnaldi ha spiegato anche perché, nonostante il problema ai piedi, abbia scelto di non fermarsi e continuare a giocare. “È stata anche una mia scelta, sono io che volevo giocare e non volevo fermarmi”, ha spiegato Arnaldi. Il motivo è legato alla natura stessa del problema: “So che non è un problema che va via se sto fermo. Ho bisogno di lavorare e ci vuole tanto tempo”. Una decisione presa quindi conoscendo anche i rischi: “Ho voluto continuare sapendo che non sarei stato al 100%”. La voglia di tornare a sentirsi bene in campo ha avuto un peso importante. “La cosa che mi piace è giocare, mi piace sentirmi bene in campo e piano piano lo sto ritrovando”, ha raccontato l’azzurro, ripercorrendo poi l’evoluzione del problema. Dopo il Roland Garros sembrava che il piede destro fosse sulla strada della completa guarigione, ma durante Wimbledon è comparso il problema al sinistro: “Dopo Parigi pensavo di aver risolto abbastanza il piede destro, poi è iniziato quello sinistro in Inghilterra. Sicuramente l’America non è andata come avrei voluto”.

Il problema, spiega Arnaldi, riguarda entrambi i piedi e interessa i sesamoidi. Difficile invece individuare una causa precisa: “Sicuramente ci sono stati tanti fattori: a Parigi ho giocato anche tanto, poi c’è stata l’erba di Wimbledon. Non so precisamente quale sia la causa, sinceramente non sono mai andato a indagare troppo”. Il lavoro, però, è già tracciato: “So che era lo stesso problema e stiamo facendo con il sinistro lo stesso lavoro che abbiamo fatto per il destro per risolverlo”. E proprio il destro rappresenta la nota più positiva. “Adesso sta praticamente bene”, ha detto Arnaldi, che guarda già alla parte finale dell’anno e soprattutto alla preparazione del 2027.

L’obiettivo è riuscire finalmente a svolgere una preparazione completa: “L’idea principale è finire l’anno e riuscire a stare il meglio possibile, poi preparare l’anno prossimo al meglio e riuscire a fare una preparazione come vorrei, che mi manca da un po’”. Il desiderio è chiaro: “Iniziare l’anno giocando i tornei che devo giocare e sperando di essere al 100%”.

La fiducia ritrovata a Parigi

Nel percorso di Arnaldi, il Roland Garros ha rappresentato un passaggio importante soprattutto per la fiducia. Dopo mesi complicati dagli infortuni, riuscire a giocare diverse partite e trascorrere tanto tempo in campo senza avere troppo dolore gli ha restituito una consapevolezza che rischiava di perdersi. Il passaggio di Parigi gli ha lasciato soprattutto una certezza: quella di poter esprimere un livello di tennis all’altezza dei migliori, una consapevolezza che gli infortuni avevano finito per appannare. “Tanta consapevolezza, sicuramente. La convinzione di sapere nella mia testa che ho quel livello. Lo sapevo già, però con tutti gli infortuni e tutto ti passa in fretta dalla mente”.

Il punto, quindi, non è stato soltanto il risultato, ma la possibilità di tornare a competere con continuità. “Giocare tante partite, stare tanto tempo in campo, riuscire a non avere troppo male e giocare partita dopo partita è quello che mi ha dato più fiducia in me stesso e nei piedi in generale”, ha spiegato.

Quella è stata, per Arnaldi, la sensazione più importante con cui lasciare Parigi. Resta invece il rammarico per la partita che non ha potuto disputare: “Dispiace per la partita che non ho giocato, però sono cose che capitano, non ci puoi far niente. Sicuramente avrei preferito giocarla, però siamo qua”.

Il matrimonio e il ritorno in campo

Prima di arrivare a Shanghai, Arnaldi ha vissuto anche un momento completamente diverso dal tennis. Pochi giorni fa il matrimonio, con i preparativi che si sono aggiunti a una stagione già particolarmente intensa e a tutti i problemi fisici affrontati negli ultimi mesi. “Ci siamo divertiti (ride, ndr), è stato un bel matrimonio. Abbiamo staccato un po’ la spina e ci siamo riposati”, ha raccontato. Un momento che gli ha permesso di mettere per qualche giorno il tennis in secondo piano, dopo settimane in cui gli impegni erano stati numerosi: “Oltre a tutti i problemi che ho avuto, c’erano anche tutti i preparativi e tutto. Sicuramente c’erano un pochettino più di cose nella mia testa”.