Jennifer Ruggeri, attuale numero 252 del ranking WTA, si è raccontata ai microfoni di Spazio Tennis, nel corso di un’intervista sul nostro canale YouTube. La classe 2003, reduce da due stagioni particolarmente positive impreziosite da cinque titoli, ha ripercorso alcune delle tappe più significative del proprio percorso: dall’esperienza agli Internazionali BNL d’Italia fino alle qualificazioni dello US Open disputate a fine agosto. Uno sguardo al presente, ai progressi compiuti e alle ambizioni per il futuro.

Una stagione in crescita

“In generale quest’anno è stato un bell’anno, anche se deve ancora finire e mi auguro di poterlo concludere nel migliore dei modi. È stato sicuramente molto positivo, anche perché credo di aver alzato il livello. L’anno scorso sentivo che mi mancava ancora qualcosa in più. L’esperienza al Foro Italico, le prime qualificazioni Slam e anche i primi tornei WTA mi hanno aiutata a interfacciarmi con quel livello. Sicuramente sono cresciuta, anche se manca ancora qualcosa per riuscire a essere più stabile, sia nei risultati sia nel gioco. Adesso sono in Grecia, dove probabilmente giocherò per tre settimane. Questa sarà quella decisiva per capire se riuscirò a entrare nelle qualificazioni dello Slam, ma senza pressioni”, ha esordito la tennista.

Il salto di qualità passa anche dall’aspetto mentale

Ruggeri ha poi individuato uno degli aspetti sui quali sente di dover lavorare maggiormente: la gestione mentale delle partite, soprattutto quando si trova ad affrontare avversarie con una classifica migliore della sua. “A dire il vero, sento di arrivare sempre vicina. Mi capita di giocarmela con giocatrici tra le prime 100 o 200 del mondo, quindi con un livello superiore al mio. Magari riesco a esprimere un tennis di alto livello per un set e mezzo, poi, per la fretta o forse per la mancanza di abitudine a mantenere quell’intensità per tutta la partita, qualcosa cambia. Soprattutto in questo periodo mi sono fatta prendere dalla fretta, dalla voglia di fare io il gioco e di dover necessariamente inventare qualcosa, invece di mantenere la stessa intensità dall’inizio alla fine. Secondo me è una questione più mentale che tennistica. È un aspetto sul quale sto lavorando tanto, anche attraverso un percorso specifico”.

I cinque titoli e la consapevolezza di poter vincere

Le ultime due stagioni hanno portato in dote cinque titoli, un bottino che testimonia la crescita della classe 2003. Un percorso di maturazione che, come raccontato dalla stessa Ruggeri, le ha permesso di superare una sorta di blocco e acquisire maggiore consapevolezza delle proprie possibilità. “Secondo me sono maturata molto l’anno scorso. Anche allora giocavo tante partite e arrivavo spesso vicina al risultato, ma magari non arrivavano il trofeo o il titolo. È come se avessi sbloccato quella fase. Quest’anno, poi, vincere il mio primo 75mila mi è sembrato assurdo. La cosa curiosa è che spesso riesco a vincere proprio nelle settimane in cui non sono al massimo e mi sento più libera mentalmente, senza crearmi aspettative. Vado al torneo serena e questo probabilmente mi aiuta. Anche la mia allenatrice scherza dicendomi che dovremmo litigare prima dei tornei, così magari riesco a fare una buona prestazione (ride, ndr). Già dall’anno scorso, con l’arrivo dei primi titoli, è come se avessi sbloccato qualcosa anche nella capacità di vincere più partite consecutive: prima tre, poi quattro, poi cinque. E non è affatto semplice riuscirci”.

Obiettivi per il 2027

Un altro tema affrontato riguarda il rapporto con le diverse superfici. Ruggeri si definisce una giocatrice da terra, ma guarda al futuro con la volontà di ampliare i propri orizzonti e acquisire maggiore confidenza anche sul cemento. “Sono molto combattuta su questo aspetto, perché mi considero una terraiola (ride, ndr). Ho sempre giocato sulla terra e ho disputato pochi tornei sul veloce, quindi mi trovo spesso in difficoltà anche nella scelta di andare a giocare su questa superficie. La verità è che il prossimo anno il mio obiettivo sarà proprio quello di accettare maggiormente l’idea di disputare più tornei sul cemento. Più si alza il livello, più i tornei importanti si giocano su questa superficie, quindi dovrò assolutamente cambiare il mio modo di pensare. Anche allo US Open sono andata con un atteggiamento negativo, pensando subito al fatto che avrei dovuto giocare sul veloce. Probabilmente non me la sono vissuta nel modo migliore. Se dovessi riuscire a entrare nelle qualificazioni dello US Open, mi sono ripromessa di accettare questa sfida e di godermi maggiormente l’esperienza”, ha detto Ruggeri.

L’esperienza al Foro Italico

Tra le esperienze più significative della stagione c’è senza dubbio quella agli Internazionali BNL d’Italia. Per Ruggeri, giocare il tabellone principale al Foro Italico ha rappresentato un passaggio importante, non soltanto dal punto di vista sportivo, ma anche per la crescita personale e professionale. “Quando ho visto gli orari e ho scoperto che avrei giocato sul Pietrangeli, inizialmente non ero felicissima (ride, ndr). Avrei preferito i campi secondari, quelli un po’ più nascosti e in trincea. Però è stata una bellissima emozione, soprattutto per il fatto di essere entrata nel tabellone principale. Due anni prima avevo già giocato le qualificazioni grazie a una wild card, ma tra qualificazioni e tabellone principale c’è una differenza importante: nel secondo caso senti ancora di più una responsabilità. Credo che proprio l’esperienza al Foro Italico mi abbia cambiato il modo di approcciarmi alle partite e agli allenamenti. Trascorri lì dieci giorni, sei a contatto con giocatrici e giocatori di alto livello, ti alleni con loro e osservi le loro routine. Inizi a entrare anche tu in quel mondo e a seguirne il ritmo. Inoltre, aver giocato il primo turno contro una giocatrice numero 65 del mondo e aver disputato una partita che credo di essermi giocata quasi alla pari mi ha aiutata tantissimo. Non a caso, alcune settimane dopo è arrivato anche il titolo a Villa Saragozza. Dopo il Foro Italico mi sono sentita molto più convinta e consapevole”.

L’incontro speciale con Serena Williams

Ruggeri ha raccontato un simpatico retroscena legato a una delle più grandi leggende della storia del tennis. A New York, durante l’esperienza allo US Open, Ruggeri ha avuto l’opportunità di incontrare dal vivo il suo idolo d’infanzia: Serena Williams. “Dopo aver visto Serena Williams, tutto è stato un po’ più semplice (ride, ndr). È stata una bellissima esperienza ed emozione. Avevamo un contatto con Federica, la sua fisioterapista, che Alice e Alberta conoscevano già. L’avevamo incontrata per caso in centro a New York e ci aveva raccontato che aveva iniziato a seguire Serena. Appena l’ho saputo, le ho detto subito che doveva assolutamente farmela conoscere: è il mio idolo da quando sono piccola e non l’avevo mai vista dal vivo. Il giorno dopo Federica ci ha spiegato che Serena si sarebbe allenata molto presto al mattino, al coperto, perché non ama stare troppo a contatto con le persone né fermarsi continuamente per le fotografie. Ci aveva anche suggerito di fare finta di incontrarla casualmente, salutandola come se fossimo lì per caso. Il problema è che, quando finalmente l’ho vista, mi sono completamente bloccata. Non so, era la prima volta che mi capitava una cosa del genere. Però alla fine sono riuscita a incontrarla e a fare una foto con lei, quindi è andata benissimo”.

Per l’intervista completa a Jennifer Ruggeri, guarda il video sul nostro canale YouTube.