“Quando ho vinto Les Petits As bevevo solamente tè freddo ai cambi campo. Penso di essere stato l’unico a vincere il torneo senza mai bere acqua. Quella settimana mi resi conto di poter provare a fare il tennista e di dover cambiare un po’ di abitudini. Anche se è ancora troppo difficile per me andare a dormire prima delle 22”. Sveglio fino a notte fonda, allenamenti non sempre perfetti e alimentazione discutibile, Maxim Mrva si concede qualche risata ripensando ai primi anni della sua carriera junior, quelli che paradossalmente gli hanno permesso di mettere il suo nome sulla mappa del tennis mondiale. Classe 2007, nato a Prostejov, Repubblica Ceca, il primo sussulto arrivò proprio a Tarbes, in quello che è considerato il mondiale under 14, battendo per di più in finale il coetaneo Federico Cinà, anche se ai tempi Maxim minimizzò la cosa: “So come giocarci”. Da quel momento gli occhi sono sempre stati puntati su di lui. Dopo aver guidato la classifica europea di categoria, è arrivato ben presto il salto tra gli under 18, un’avventura agrodolce sul piano dei risultati, numero 2 del mondo ma senza sussulti major se non una vittoria allo US Open 2024 in doppio con Rei Sakamoto. Le idee però erano già volte al gradino superiore, anche grazie ai consigli di coach Emanuel Rehola – che da giocatore ha vissuto i massimi ranghi del tennis giovanile europeo senza mai sfondare da professionista – e Pierre Christen, agente di Lehecka che da Tarbes in poi ha costruito un legame solido con il ragazzo.
“Numero 1 del mondo? Quasi impossibile”
Nella settimana di Ferragosto è finalmente arrivato il primo lampo nel circuito Challenger con il titolo a Todi, maturato alla terza finale utile dopo le due perse a Hersonissos tra 2025 e 2026. Una sorta di liberazione, accolta con un urlo al cielo e la dedica al papà a cui deve tanto e che non c’è più. La classifica virtuale si aggiornerà con la fine di Cincinnati, adesso dice numero 211 del mondo. Fuori tempo massimo per le qualificazioni dello US Open, ma incoraggiante in vista degli Australian Open e l’ingresso in una dimensione che vorrebbe non lasciare più. Verrebbe da pensare che adesso per Maxim possa essere facile lasciarsi andare ad entusiasmi effimeri, e invece, anche dalla chiacchierata ai microfoni di Spazio Tennis emerge subito una visione pacata del proprio percorso: “Partiamo subito con obiettivi e sogni? Per me non è indispensabile diventare numero uno del mondo, penso sia quasi impossibile. Mi sono allenato con Sinner e gioca come un alieno, ha un livello di tennis incredibile ed è una persona splendida. Voglio provare intanto ad entrare in Top 100, penso di avere il livello ma come tanti altri che lo hanno sono ancora incline ad alti e bassi. A inizio anno io e il mio coach ci siamo detti di provare a giocare un tennis più aggressivo perché è quello da cui posso trarre il massimo”.
“Avevo pensato di non andare a Todi”
In effetti nella settimana di Todi il piede dall’acceleratore Mrva lo ha tolto poche volte. L’esito finale è stato dolce con il 6-2 6-2 nella finale contro Nicolas Kicker, che nella premiazione gli ha detto: “Comportati bene, perché puoi diventare un Top 10”, ma pochi giorni prima aveva addirittura considerato l’idea di saltare il torneo: “Non ero reduce da un bel periodo e avevo anche considerato di saltare il torneo per riposare, ma alla fine ho dato retta al mio allenatore e le cose sono andate bene. Ho giocato un tennis fantastico e ho mangiato pasta e pizza”. Mrva combina uno spiccato agonismo in campo e un discreto senso dell’umorismo fuori, ne è un esempio l’intervista in campo dopo la rimonta del secondo turno a Nikolas Sanchez Izquierdo per 3-6 6-4 6-4, in cui dice “per fortuna sono mentalmente forte”, dopo essersi lasciato andare a qualche nervosismo di troppo: “A volte sono ancora un po’ pazzo, ma lasciare andare le emozioni può essere anche una cosa positiva. Ovviamente dopo la partita con Nikolas ero ironico, ancora non direi di essere fortissimo di testa, ma cerco di esserlo sempre di più. Il tennis non è facile da questo punto di vista e sono tanti ad affrontare questa sfida. I miei giocatori preferiti? Ammetto che mi piacciono quelli estrosi come Kyrgios e Monfils”.
Eppure nel suo tennis l’estro non si sviluppa con idee scellerate tanto quanto con una velocità di braccio tale da far invidia a colleghi molto più in alto. Un’arma che può renderlo letale con i piedi in campo, ma soprattutto lo rende ostico da sfondare quando in difesa si ritrova ad assestare accelerazioni che nel giro di pochi colpi lo proiettano a rete. Il tutto si è amplificato nella settimana di Todi, su una superficie che lo mette a suo agio, anche quando fa molto caldo come in Umbria o a Cordenons.
Coach Rehola: “Può diventare davvero, davvero forte”
Nella settimana del primo titolo Challenger, abbiamo avuto modo di conoscere meglio anche coach Emanuel Rehola, che segue il ragazzo ormai da un anno e mezzo: “Da quando lavoriamo insieme è già cresciuto molto e ormai sappiamo praticamente tutto l’uno dell’altro. Qui in Italia quando abbiamo potuto siamo andati fuori a mangiare, anche perché il cibo della tradizione è fantastico. Poi magari preferirebbe stare con la fidanzata, ma ha ammesso che quando siamo solo noi due è la cosa migliore. Con lei può parlare anche con FaceTime”. Sulle ambizioni inizialmente prova a non sbilanciarsi tanto, ma non appena il suo allievo si allontana un po’, si sbottona un po’ di più: “Penso possa diventare un giocatore davvero, davvero forte, ma deve imparare a capire meglio le proprie sensazioni. Quando questo avverrà sono fiducioso sui risultati che si possono ottenere. Il suo carattere? Per me non è un problema se a volte si sfoga con me, soprattutto se funziona. E soprattutto quando mi parla se la prende con se stesso, non sono mai insulti rivolti a me. Per il resto ha un livello migliore di tanti giocatori del circuito Challenger, per questo deve cercare di essere sempre aggressivo”.
In gioventù tra gli under 14 più forti di Repubblica Ceca ed Europa, Rehola nel percorso di Mrva rivede un po’ ciò che è stato prima di mollare il tennis giocato. A livello empatico è sicuramente un’arma a suo favore, nonché un termometro utile per capire quando serve lasciar andare un po’ le redini: “Io e lui siamo simili. Da ragazzo ero molto talentuoso, ma non ho mai imparato a gestire le sconfitte e lo stress. Io a 19 anni mi sono arreso e ho iniziato ad allenare. Oggi sono felice della mia vita, ma forse sarebbe potuta essere migliore. Ecco, io voglio dimostrare a Maxim che le cose si possono gestire in modo diverso da come ho fatto io. Per questo voglio che si goda anche altre cose oltre al tennis, che sia una buona persona e che si goda il tempo con una famiglia a cui vuole tanto bene”.
L’esperienza con Sinner alle ATP Finals
Rifacendosi a questi valori, Rehola e Mrva sono rimasti sorpresi dal tempo passato con Jannik Sinner, quando a novembre 2025 sono stati chiamati per un’esperienza da sparring alle Nitto ATP Finals. Il numero 1 del mondo in quei giorni di fatto si è allenato quasi sempre con il ceco, diventato suo uomo di fiducia. “Avremo giocato 7 o 8 volte con Jannik e un po’ meno con gli altri – ricorda coach Rehola -. Per noi è stata un’esperienza fantastica. Prima il mio giocatore preferito era Alcaraz, ma Jannik è stato così gentile che ho iniziato a tifare per lui. Con me ha parlato del tennis di Maxim e ci ha dato dei consigli per migliorare, sono rimasto piacevolmente sorpreso da quanto si sia interessato. Lui e il suo team sono persone fantastiche”.
La stoccata alla Federazione: “Il successo ceco? Merito dei club”
L’interesse nei suoi confronti cresce sempre più anche in Repubblica Ceca, Paese dalla grande tradizione tennistica che tra maschile e femminile non manca mai dal tennis di vertice. Quest’anno Mrva si è tolto la soddisfazione dell’esordio in Davis, seppur a risultato acquisito contro la Svezia. Nonostante la sconfitta contro Olle Wallin per 6-4 7-6(1), l’emozione resta indelebile, anche se allo stesso tempo il ragazzo non risparmia qualche critica alla federazione di casa: “A essere onesto non credo che la nostra federazione stia lavorando bene. Fa qualcosa ma non ci aiuta molto, il grande merito del successo del nostro tennis è dei club. Il mio a Prostejov mi sostiene molto, e così succede con altri tennisti. Pressione? Un po’ ce n’è ma cerco di non preoccuparmene e pensare al mio percorso. In nazionale sono molto amico di Lehecka, prova ad aiutarmi e apprezzo il suo interesse”.
I margini per crescere e ottenere bei risultati ci sono tutti, ma nel farlo Maxim non vuole snaturarsi come persona e per quel poco che si è raccontato, rischierebbe davvero di risentirne se dovesse essere così. I pregi sono tanti, i difetti non mancano, partendo dal servizio, e non tutti sono limabili nel breve periodo. Ma i mezzi per togliersi delle gioie ci sono tutti e soprattutto sì, anche noi ci sentiamo di dire che a livello Challenger non ce ne sono così tanti più forti di lui.
