La cura Safin non sembra sortire gli effetti sperati nel tennis di Andrey Rublev. Il moscovita, oggi 28enne, sta provando insieme all’aiuto del carismatico connazionale a rilanciare una carriera che l’ha portato al n.5 del mondo, vincere due Masters 1000 e attestarsi appena sotto ai più forti, ma incapace di spiccare il volo e battere i migliori nei massimi appuntamenti. È piuttosto clamoroso che un giocatore dotato dei suoi colpi (un diritto terrificante), un buon servizio e una eccellente mobilità non sia mai riuscito ad abbattere la barriera dei quarti di finale in uno Slam, fermandosi per ben 10 volte nei quarti. Andrey nel tempo si è costruito stagioni discretamente continue con frequenti vittorie nei tornei 250 e 500, ma quando la posta in palio diventa più alta, i suoi pesanti limiti caratteriali – e qualche difetto tecnico mai superato, come il rovescio e la difficoltà nel cambiare ritmo – vengono a galla e gli avversari più competitivi sanno benissimo come metterlo in difficoltà, e batterlo. Quando il punto “scotta”, Rublev tende ad affrettare i tempi e gestire male la tensione, con le sue esplosioni auto-distruttive dopo errori gravi diventati ormai iconiche.

Andrey da tempo lavora sul piano mentale, ma il salto di qualità per non ora non arriva. Ha provato a cambiare attitudine imponendosi di restare calmo, ma per suo stesso dire questo cambio di rotta intrapreso qualche tempo fa non ha portato un miglioramento poiché paradossalmente lo ha un po’ “spento” a livello di competitività, mentre la tensione emotiva che riusciva a cavalcare – non sempre a controllare…- era il fuoco che gli permetteva di esplodere quella furia di pallate micidiali con il diritto e che gli ha portato i risultati migliori. Per questo dallo scorso anno ha provato ad inserire Marat nel suo team: amico, mentore, una ispirazione e soprattutto persona che lui rispetta terribilmente ed ascolta. Il carisma del due volte campione Slam è massimo, e con la sua durezza sta pungolando Andrey per portarlo ad una reazione. “Deve partire da dentro di lui, questo processo richiederà tempo e solo Andrey può farcela con le sue gambe. Io gli mostro la via, ma sta a lui percorrerla”, affermava Marat parlando del suo pupillo. Un lavoro continuo, certosino, ai fianchi, per provare a farlo reagire e portarlo a conoscere meglio se stesso e gestire in partita emozioni che troppe volte lo travolgono e penalizzano oltremodo.

Non è un percorso facile. Rublev è dinamite in tutti i sensi: pochi picchiano la palla come lui, ma… la miccia si accende anche quando non vorrebbe e la esplosione diventa incontrollata, inevitabile, e avviene spesso giusto nelle sue mani, portandoselo via (sportivamente, s’intende). Se la carriera del russo si è mantenuta ad altissimo livello grazie a risultati piuttosto regolari e qualche acuto, la tendenza è in negativo, con una lenta ma inesorabile scivolata che l’ha fatto prima uscire dai top10, e che dalla prossima settimana gli costerà anche un posto tra i primi 20 del ranking ATP. Attualmente Andrey è n.18, ma con i punti ceduti al Masters 1000 di Cincinnati rispetto al piazzamento 2025 è già sicuro nel Live ranking di cedere sei posizioni, attestandosi virtualmente al n.24. È una scivolata significativa, anche simbolicamente: Rublev si è attestato in top 10 per molto tempo, dall’ottobre del 2020 al gennaio 2025 quasi ininterrottamente (solo una settimana di numero al n.11), e dopo l’ingresso tra i migliori 20 nel gennaio del 2020 non era più uscito da questa élite. La sua tra l’altro era la terza striscia attiva più lunga di permanenza in top 20 dopo Novak Djokovic (dal 16 luglio 2018) e Daniil Medvedev (dal 22 ottobre 2018). Con la dipartita del moscovita dalla prossima settimana, la terza striscia più lunga di permanenza tra i migliori 20 in classifica diventa quella di Jannik Sinner, iniziata il 9 agosto 2021 e ovviamente ancora in corso visto che l’azzurro è saldamente al n.1 (con 85 settimane complessive toccate lunedì scorso).

Rublev nel 2026 vanta un bilancio di 27 vittorie e 15 sconfitte. Ha vinto un titolo a Bastad (ATP 250, battendo Darderi in finale), e come migliori risultati ha i quarti a Roma (demolito da Sinner), la finale a Barcellona (sconfitto da Fils), le semifinali a Dubai, Doha e Hong Kong. Discreti risultati, ma giusto da giocatore tra top 20 e top 30, niente di più. Mancano le vittorie contro i più forti (Davidovich Fokina, n.23 nel corso del torneo di Roma, il tennista di miglior ranking sconfitto in questa stagione) e mancano gli acuti nei grandissimi appuntamenti, soprattutto gli Slam, dove nel 2026 ha raccolto poco o niente. A US Open avrà la prima occasione per un riscatto, in un torneo che tecnicamente è perfetto per il suo gioco. Ma la sensazione è il buon Andy sia entrato in un “crepuscolo” sportivo non facile da invertire. A meno che dentro di lui non scatti qualcosa che finalmente riesca a gestire la sua rabbia agonistica, incanalandola in energia positiva. Lo sguardo beffardo di Marat quando parla di Andrey tuttavia è foto migliore di una situazione non facile, con una concorrenza assai agguerrita e anche più giovane che spinge per entrare tra i migliori.