La leggenda svizzera – che ha appeso la racchetta al chiodo quattro anni fa – è rimasta legata al mondo del tennis in diversi modi
Roger Federer non se ne è stato di certo con le mani in mano da quando ha appeso la racchetta al chiodo nel settembre 2022. L’ex numero 1 del mondo ha potuto trascorrere più tempo con la sua famiglia, è rimasto coinvolto nell’organizzazione della Laver Cup, si è recato a Wimbledon un paio di volte e ha assistito anche ad altri tornei del circuito (come l’Australian Open, lo US Open e il Masters 1000 di Shanghai).
Durante il suo ultimo viaggio in Cina, è stato chiesto al 20 volte vincitore Slam se esista la possibilità di vederlo sulla panchina di qualche giocatore in futuro. “Non allenerei nessuno in questa fase della mia vita, dato che sono troppo occupato e i miei figli hanno bisogno di tutta la mia attenzione. Ho troppi progetti. Non cambierei nulla della mia vita attuale, anche se mai dire mai” – ha risposto l’ex campione svizzero.
Il ‘Re’ ha aggiunto ulteriori dettagli: “Diventare capitano del Team Europe in Laver Cup è un qualcosa che potrei prendere in considerazione un giorno. Per quanto riguarda fare il coach, è una questione più complessa. Stefan Edberg non avrebbe mai pensato di diventare allenatore, invece si è trovato nuovamente immerso nel circuito per due anni. Ci siamo divertiti molto in quel periodo. Al tempo stesso, credo che – se vuoi avere un impatto significativo su un giocatore – devi dedicargli almeno 20-25 settimane all’anno, senza contare gli imprevisti legati ai risultati nei tornei. La vedo come una possibilità abbastanza remota al giorno d’oggi, devo essere onesto.”
Roger ha infine dato un consiglio ai tecnici e ai genitori: “Un bambino di 10, 12 o 14 anni ha ancora molto tempo. Io ho brillato nelle categorie under 12, under 14 e under 16, ma non ho ottenuto grandi risultati a livello internazionale fino all’età di 16-17 anni. A volte la crescita richiede più tempo, quindi i coach e i genitori devono imparare ad essere pazienti.”
