Il serbo continua a sfidare le leggi del tempo, e a Pechino si è preso il settimo titolo in altrettante partecipazioni

Tre! Tanti gli anni impiegati da Marco Polo per coprire, al passo serafico di un carovaniere del tempo, gli 8.000 km che da Venezia si snodano a est verso Pechino. Assai più delle poche ore oggi necessarie a coprire l’analogo tragitto sulle ali di un moderno jet di linea. Nel frattempo, la capitale asiatica s’è munita di grattacieli stile occidentale e anche la tecnologia ha fatto passi tali da guardare alla robotica come a una possibile scienza a cui affidare la sorte di mestieri più o meno complessi. Compreso quello dello sportivo sui generis, chiamato, chissà per quanto ancora, a dare prova di capacità tecniche fisiche e mentali rigorosamente in carne e ossa.

L’inquietante aspirazione si va facendo largo anche nel tennis dei giorni nostri e chissà che, nel tentativo di dare forma a un umanoide di perfette movenze, i capoccioni del settore non abbiano generosamente attinto alle sette vittorie di Novak Djokovic riportate in altrettante partecipazioni al torneo cinese.

A chi, più di lui, potrebbe rifarsi un esperto in materia per mettere insieme, bullone dietro bullone, pregi e difetti di un soggetto tutto fibra e lucine? Chi non griderebbe al miracolo dinanzi a un atleta che alla soglia degli ‘anta’ si concede ancora il lusso di centrare un torneo del circuito maggiore, il centoduesimo di una irraggiungibile carriera?

Ai vecchi e ai nuovi addetti il coraggio di esprimersi in merito.

E allora, per quanto mi riguarda, per una volta volgo volentieri gli occhi al passato. Solo per dire che, se a Rustichello da Pisa gli ci vollero trecento fogli per ricostruire le avventure di ser Marco lungo la via della seta, altrettanti ne servirebbero per riassumere i vent’anni di carriera di un fuoriclasse unico e irripetibile che non finisce di stupire.

Con buona pace delle moderne imitazioni, macchine senz’anima che il cosiddetto ‘progresso’ ha pensato di esaltare in un improbabile ‘World Humanoid Robot Games’.