Il tempo passa anche per Grigor Dimitrov. A 35 anni il bulgaro continua a competere ai massimi livelli, ma il rapporto con il circuito è inevitabilmente cambiato. Non soltanto per gli infortuni e per il peso delle stagioni accumulate, ma anche perché attorno a lui il tennis che aveva conosciuto per gran parte della carriera sta lentamente scomparendo.

Dimitrov ne ha parlato con grande sincerità durante la sfida di Coppa Davis tra Danimarca e Bulgaria, raccontando a SpilXperten di sentirsi ormai molto più distante da ciò che accade quotidianamente nel circuito ATP.

«Negli ultimi anni mi sono progressivamente allontanato dal circuito. Continuo a giocare, ma ho smesso di seguire costantemente tutto quello che succede e come si evolve il circuito», ha spiegato il bulgaro.

Una confessione particolare per un giocatore la cui vita, come lui stesso sottolinea, è sempre stata completamente immersa nel tennis.

«La mia vita ha sempre ruotato intorno al tennis. L’età sarà anche soltanto un numero, ma nel nostro sport conta davvero molto. Non riguarda soltanto ciò che accade in campo, ma tutto il resto, comprese le relazioni con gli altri giocatori. Ormai non conosco nemmeno tutti quelli che sono nel circuito. Possiamo riderci sopra, ma in realtà è un po’ triste».

Il cambiamento generazionale è evidente.

Dimitrov è entrato nel circuito quando Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic erano i riferimenti assoluti del tennis mondiale. Per anni ha dovuto confrontarsi direttamente con loro nei tornei più importanti, vivendo dall’interno una delle epoche più competitive della storia.

Federer e Nadal hanno ormai lasciato il tennis professionistico, mentre Djokovic è l’unico dei Big Three ancora in attività.

Ed è proprio su questo tema che Dimitrov ha rivelato di aver avuto una conversazione con il serbo.

«Sento assolutamente la stessa cosa di Novak. Una parte di me ha lasciato il tennis quando Rafa e Roger se ne sono andati. Ne ho parlato proprio con Novak, ricordando tutte le sfide e gli ostacoli che abbiamo dovuto affrontare in quell’epoca», ha raccontato.

Parole che restituiscono bene quanto la presenza dei Big Three abbia condizionato non soltanto i risultati, ma anche la motivazione di un’intera generazione.

Dimitrov è stato uno dei giocatori che più volte hanno provato a spezzare quel dominio. Numero 3 del mondo nel 2017 e vincitore delle ATP Finals nello stesso anno, il bulgaro ha vissuto gran parte della propria carriera dovendo trovare soluzioni contro tre dei giocatori più vincenti di sempre.

«Non voglio mancare di rispetto a nessuno dei giocatori attuali, ma quell’epoca resterà sempre la sfida più grande che abbia affrontato», ha aggiunto.

Il punto, secondo Dimitrov, non era soltanto cercare di batterli in una singola giornata.

«Non si trattava semplicemente di inseguirli. Dovevi cercare di superare e dominare tre dei giocatori più forti di tutti i tempi. Adesso, arrivato a questa fase della mia carriera, è difficile provare nuovamente una sensazione simile».

Una riflessione che arriva in un momento particolare della carriera del bulgaro.

Negli ultimi anni Dimitrov ha dovuto fare i conti con diversi problemi fisici. Il più doloroso resta probabilmente quello vissuto a Wimbledon 2025, quando conduceva per due set a zero contro Jannik Sinner prima di essere costretto al ritiro per infortunio. Da allora la continuità è diventata più difficile da trovare.

In Danimarca, durante la sfida di Davis, Dimitrov ha comunque dimostrato di voler ancora competere. Dopo aver battuto Elmer Møller nella prima giornata, è stato sconfitto da Holger Rune per 3-6, 6-3, 7-6(4) nel quarto incontro dell’eliminatoria, poi vinta dalla Danimarca per 3-2.

Il risultato, però, non cambia il significato delle sue parole.

Dimitrov non ha annunciato alcun ritiro e continua a inseguire risultati importanti. Ma il tennis che vede oggi intorno a sé non è più quello nel quale è cresciuto.

Federer e Nadal non ci sono più, molti dei giocatori della sua generazione hanno lasciato il circuito e anche Djokovic disputa ormai un calendario più selettivo.

Per Dimitrov è soprattutto questo il segno più evidente del tempo trascorso: continua a essere un tennista professionista, ma una parte del mondo che ha accompagnato quasi tutta la sua carriera non esiste più.

E la conversazione con Djokovic dimostra come questa nostalgia non appartenga soltanto a chi osservava quell’epoca dagli spalti: la avvertono anche coloro che hanno dovuto affrontarla dall’altra parte della rete.