Brad Gilbert, ex numero 4 del mondo e coach di Andre Agassi, Andy Roddick, Andy Murray e Coco Gauff tra gli altri, si è soffermato sulla situazione di Jannik Sinner durante l’ultima puntata del Big T Podcast di Tennis Channel. In particolare, Gilbert si è immedesimato nei panni di Darren Cahilll, caro amico e collega: “Ci ho parlato molto negli ultimi tempi. Stava andando a prendere l’aereo da Los Angeles per andare a Cincinnati quando ha ricevuto la chiamata da Jannik che non era pronto a partecipare”.
Questa notizia conferma quanto il team di Sinner abbia dovuto navigare a vista negli ultimi mesi: “È una cosa molto frustrante, perché Jannik ascolta i medici, salta qualche giorno di lavoro e poi torna a colpire: alcuni giorni va bene e altri sente male alla rotula, quindi si deve fermare di nuovo”.
Operazione si o no?
Non è ovviamente una situazione facile per nessuno, nemmeno chi lavora insieme al 5 volte campione Slam. L’autore del famoso libro e manifesto tennistico ‘Winning Ugly’ (Vincere sporco, o l’abilità di trovare la tattica giusta per vincere, sia essa strategica, tecnica o mentale), ha poi detto la sua sulla situazione clinica di Sinner, senza poter ovviamente basarsi su dettagli particolari quanto sulla propria esperienza in campo e fuori: “Spero che non stia facendo confusione con le diverse opinioni mediche che ha cercato tra Italia e Francia. Optare per il riposo e poi il rinforzo fisico, senza operazione, è una scelta difficile”.
Il motivo riguarda l’aspetto mentale della gestione degli infortuni, ma non solo: “Dopo così tanto tempo fuori, di solito si valuta l’operazione. È vero, dev’essere l’ultima opzione, ma ai giorni d’oggi è diventata meno invasiva. Cosa succede se Sinner si riposa, e poi quando è il momento di intensificare la preparazione per l’Australian Open, sente di nuovo dolore? A quel punto il problema rischierebbe di persistere sia fisicamente che mentalmente”.
Gilbert porta poi l’esempio di Jack Draper, che ha a sua volta annunciato la fine della sua stagione anzitempo, per esprimere la sua opinione sui giocatori più fragili fisicamente: “Non avrei consigliato a Jack di chiudere l’anno così presto, a meno che davvero non fosse in grado di competere in alcun modo. Stare troppo tempo lontano dal campo può creare incertezze nei giocatori, come se non credessero più di poter superare gli infortuni, che purtroppo sono una parte del tennis con cui bisogna imparare a convivere”.
