Negli ottavi di finale del ‘500’ austriaco, i due azzurri per la prima volta giocheranno l’uno contro l’altro. Flavio a pochi passi da Torino

Una bella storia quella di Flavio e Matteo. Roma, il tennis e un affetto profondo legano da anni due atleti che tutti adorano, e non solo perché in campo hanno scritto pagine indimenticabili del tennis azzurro e insieme hanno fatto scintille nella finale di Coppa Davis 2025, ma anche perché, pur essendo ormai stelle del tennis, non si prendono troppo sul serio e sono di una gentilezza rara. Insomma, due persone profondamente perbene.

Flavio e Matteo non si erano mai incontrati finora in un match del circuito maggiore; invece giovedì, all’Erste Bank Open di Vienna, ci sarà il primo derby dei « fratelli » romani i quali, fin dalla tenera età e nonostante i sei anni di differenza, si allenavano insieme sulla terra rossa capitolina sognando di diventare campioni. C’è un video assai prezioso – e da tempo diventato virale – girato dal giornalista Alessandro Nizegorodcew per Spazio Tennis durante il Lemon Bowl 2011 che testimonia della loro precoce amicizia: sorridenti ma un po’ timidi, i due ragazzini rispondono simpaticamente ad alcune domande di Alessandro dopo un allenamento e prima di lasciare il campo.

Come ha spiegato lo stesso Nizegorodcew, Flavio e Matteo all’epoca erano in gara al Lemon Bowl, che in quell’occasione si disputava presso il circolo romano New Penta 2000; Flavio partecipava nella categoria Under 10 e Matteo in quella Under 16. Inoltre, da ragazzino, Matteo, che giocava presso il circolo dell’Aniene, è stato allenato per un po’ proprio dal papà di Flavio, Stefano Cobolli. Chi l’avrebbe mai detto che i due, quasi quindici anni dopo, sarebbero stati le due punte di diamante della nazionale e artefici della leggendaria terza vittoria di fila in Coppa Davis?

Quest’anno, però, Matteo non sarà della partita. Capitan Volandri, infatti, non lo ha convocato per le Finals di Bologna. Scelta basata sul ranking, pare (Matteo ora è n. 48). In realtà, in molti ipotizzano che alla base di questa decisione ci sia il presunto gelo tra Berrettini e Musetti il quale, invece, farà parte della squadra. Che ormai i due siano ex-amici (sembra per ragioni extra tennistiche) lo fa pensare soprattutto l’inaspettata reazione di Matteo a Vienna – nell’intervista post match – ad una domanda sulla fresca vittoria di Musetti a Lione: « Ma siamo in diretta? » ha chiesto ‘Berretta’ all’intervistatore… « Sì, siamo in diretta ». Ne segue un commento gelido e laconico…

Matteo e Flavio oggi sono gli idoli di milioni di fan non solo per l’exploit in Coppa Davis. La prima finale di Wimbledon giocata da un italiano resta uno dei momenti più memorabili dello sport tricolore, un risultato che ha fatto entrare Berrettini nella cerchia dorata dei finalisti Slam e di Church Road. Chapeau. Ma ‘The Hammer’ non è solo Wimbledon. È anche la semifinale allo US Open (2019) e all’Australian Open (2022), la finale di Madrid (2021), i dieci sigilli vinti finora in carriera nonché il best ranking al n. 6 ATP.

Quest’anno, a Parigi, alla fine, niente Sinner. Nessun problema, c’era Flavio! In finale sull’ocra francese, il 24enne romano ci ha fatto vibrare per cinque indimenticabili set contro il gigante Sascha Zverev. Tuttavia, dopo più di quattro ore, ha vinto il tedesco sollevando così il suo primo trofeo major ma Cobolli ha firmato un’impresa tanto inaspettata quanto titanica che, dopo poco tempo, gli ha regalato l’accesso alla top 10. Tuttavia, neanche Flavio è solo Parigi, ma anche i quarti disputati a Wimbledon il mese dopo, la successiva semifinale di Cincinnati e i suoi tre titoli vinti. Attualmente n. 6 del mondo, ‘Cobbo’ è al suo best ranking ma, soprattutto, è vicinissimo alla sua prima qualificazione alle Nitto ATP Finals di Torino.

I derby non sono mai facili e giocare tra amici li rende ancora più complicati. Cobolli, sulla carta, scenderà in campo da favorito mentre Berrettini sta ancora tentando di ritrovare il tennis vincente degli anni migliori. Flavio però dovrà fare attenzione alla trappola della soggezione e a non pensare troppo al quel bambino del Lemon Bowl che sognava di essere allenato dal « fratello » maggiore e riuscire, un giorno, ad essere forte come lui…