Carlos Alcaraz e Alexander Zverev avanzano, ma raccontano sensazioni diverse dopo il debutto nella tournée asiatica. Lo spagnolo, vincitore a Tokyo contro Alex Michelsen per 7-6(1) 4-6 6-1, ha spiegato le difficoltà incontrate nel passaggio dalle condizioni indoor della Laver Cup al caldo e all’umidità giapponesi. Il tedesco, dopo il 7-6(1) 6-4 a Cameron Norrie a Pechino, si è invece detto piacevolmente sorpreso dal proprio rendimento, prendendo poi una posizione netta contro la riduzione dei match degli Slam al meglio dei tre set.
Per entrambi il trasferimento da Londra ha lasciato poco tempo per prepararsi. Alcaraz ha dovuto cercare soluzioni durante la partita, mentre Zverev ha trovato risposte migliori di quelle che si aspettava.
Alcaraz: «Non sentivo la palla come avrei voluto»
Carlos non ha nascosto di essere stato lontano dalla propria versione migliore contro Michelsen. Il successo è arrivato attraverso la capacità di resistere alle difficoltà e cambiare passo nel terzo parziale.
«Ho semplicemente cercato di dare il massimo. Oggi non mi sono trovato al mio miglior livello e non sentivo la palla come avrei voluto. Credo che qualcosa di simile sia successo anche ad altri giocatori che erano alla Laver Cup e poi sono venuti qui, perché siamo arrivati piuttosto tardi».
Il problema, ha spiegato lo spagnolo, è stato soprattutto il poco tempo a disposizione per abituarsi a un contesto molto diverso da quello londinese.
«Nei giorni che abbiamo trascorso a Tokyo ha piovuto e abbiamo dovuto allenarci sui campi coperti. Uscire oggi e trovare tanta umidità, caldo e condizioni completamente diverse ha reso davvero complicato giocare e gestire tutto quello che è successo durante la partita».
«Sono molto soddisfatto di aver continuato a lottare e di essere riuscito a giocare a un livello abbastanza buono da ottenere la vittoria. Ora avrò qualche giorno in più per abituarmi meglio alle condizioni».
Alcaraz ha precisato di aver potuto provare il campo all’aperto soltanto a ridosso dell’incontro: «Non ho potuto allenarmi su un campo esterno fino al riscaldamento di questa mattina e da parecchio tempo non disputavo una partita all’aperto. Mi ero allenato indoor, ma le sensazioni sono totalmente diverse».
Una differenza avvertita anche nel comportamento della palla e nella velocità del gioco: «Con queste condizioni la palla diventa più pesante e più grande. Inoltre, credo che il campo sia decisamente più lento rispetto a uno indoor. Tutto questo ha reso difficile adattarmi e trovare gli aggiustamenti di cui avevo bisogno».
La frustrazione e la capacità di accettare una partita complicata
Nel secondo set Carlos non è riuscito a conservare il vantaggio, ritrovandosi costretto a giocare un terzo parziale. Alla domanda sulla frustrazione provata in campo, ha risposto senza nascondere il disagio.
«Sì, mi ha frustrato un po’ non riuscire a sviluppare il mio tennis e il mio stile abituale, cercando di essere aggressivo, perché le condizioni stesse non mi permettevano di farlo come volevo».
La soddisfazione finale nasce proprio dalla reazione: «È stata una partita difficile, ma sono molto contento di aver accettato la situazione, di aver capito in che modo dovevo giocare e, naturalmente, di aver ottenuto la vittoria».
L’esperienza del debutto diventa così un riferimento per la sfida con Matteo Arnaldi: «Era molto importante vivere queste sensazioni pensando al prossimo turno. Adesso so molto meglio cosa devo fare e come affrontare le prossime partite».
Zverev: «Pensavo sarebbe andata peggio. Il mio corpo sta bene»
A Pechino, Zverev ha descritto un esordio più incoraggiante delle attese. La prima esigenza, dopo il viaggio, era ritrovare una routine adeguata: «Recuperare il ritmo del sonno, credo che questa sia la cosa più importante».
«Nel complesso sono un po’ sorpreso, perché pensavo sarebbe andata peggio. Sono davvero contento del livello. Credo che sia stata una partita di alto livello da parte di entrambi e che anche Cam abbia giocato estremamente bene. Non posso proprio lamentarmi di come sia andata oggi».
Il tedesco ha indicato nella battuta uno degli strumenti decisivi contro Norrie: «Il servizio mi ha sicuramente aiutato, soprattutto nei momenti importanti. Ma penso di aver giocato bene anche da fondo campo. Non ho risposto come avrei voluto, però sono in Cina da due giorni».
«Credo di aver colpito bene il dritto e di aver servito bene. Il rovescio è stato solido. Ho fatto quello che dovevo fare».
Zverev ha inoltre chiarito che le sue perplessità prima dell’esordio non erano legate a un problema fisico: «Se arrivi da un altro continente, con sette ore di fuso orario, potresti non sentirti benissimo. Era soprattutto questo il motivo. Inoltre, sono passato da un torneo indoor a uno all’aperto».
«Sinceramente, il mio corpo sta bene. Lunedì, dopo la Laver Cup, sono tornato dal mio medico. Dopo averlo visto mi sento sempre al meglio. È per questo che è un bravo medico», ha aggiunto sorridendo.
La motivazione nel finale di stagione: «Ho obiettivi che mi tengono mentalmente fresco»
Il discorso si è poi spostato sulla fatica di affrontare una lunga trasferta a questo punto dell’anno. Secondo Zverev, le ambizioni personali possono incidere molto sul modo in cui un giocatore vive questi appuntamenti.
«Siamo in Cina, in un continente diverso. La maggior parte di noi è europea oppure viene dal Nord o dal Sud America. Fare questo viaggio alla fine dell’anno è molto, molto difficile. Credo che chi gioca bene qui, nella maggior parte dei casi, abbia qualcosa per cui lottare, una motivazione».
«La stanchezza parte prima di tutto dalla mente. Ci sono state stagioni in cui sono arrivato in Cina ed ero stanco, non sentivo più quella motivazione perché magari ero terzo o quarto nella Race, ero già qualificato per Torino e non stavo davvero lottando per qualcosa».
Questa volta le sensazioni sono differenti: «Mi sento davvero motivato. Ho degli obiettivi, delle motivazioni che mi spingono ad andare avanti e mi mantengono fresco mentalmente».
La difesa dei cinque set: «Altrimenti aggiungiamo quattro Masters al calendario»
Uno dei passaggi più netti della conferenza ha riguardato il dibattito sul formato degli Slam. Zverev ha respinto l’idea di accorciare gli incontri maschili, sottolineando il valore della distanza lunga.
«Credo che vincere un Grande Slam sia una delle cose più difficili nello sport proprio perché giochiamo al meglio dei cinque set. Altrimenti potremmo semplicemente disputare i Masters e aggiungerne altri quattro durante l’anno».
«Uno Slam è diverso perché si gioca al meglio dei cinque set. È la storia. Fa parte di quello che facciamo e del motivo per cui ci prepariamo fisicamente».
Il tedesco contesta anche l’argomento secondo cui la minore capacità di attenzione del pubblico renderebbe necessario un cambiamento: «Non sono d’accordo con tutto questo dibattito sull’attenzione, perché gli Australian Open hanno appena registrato numeri record quest’anno e lo stesso è successo agli US Open. Penso che il tennis stia crescendo».
Non è mancato un riferimento a Djokovic, espresso come una considerazione personale: «Non conosco un solo giocatore che vorrebbe giocare al meglio dei tre set. Sì, forse Novak vorrebbe farlo perché naturalmente sta diventando un po’ più grande. Ma credo che, se glielo aveste chiesto dieci o quindici anni fa, avrebbe sicuramente risposto di no».
La conclusione è inequivocabile: «È la cosa più difficile da vincere nel nostro sport perché giochiamo al meglio dei cinque set. Fisicamente è una delle prove più estreme che si possano affrontare. No, non sostengo questo cambiamento, tanto per essere chiari».
Gli ATP 500 e il prossimo incontro con Shang
Zverev ha invece elogiato il formato dei tornei ATP 500 e gli incroci impegnativi fin dai primi turni: «Mi piace moltissimo. Penso che anche i Masters 1000 dovrebbero essere così. Una volta era così: otto giocatori avevano un bye, gli altri no. Vedevi partite incredibili già al primo turno».
«Il numero 16 del mondo poteva affrontare il numero 17, il numero 9 poteva giocare contro il 18. Era bellissimo da vedere. Adesso devi aspettare il terzo turno, praticamente una settimana, per avere incontri del genere».
Il prossimo ostacolo a Pechino sarà il beniamino di casa Shang Juncheng. Una sfida che il tedesco accoglie con interesse: «Non vedo l’ora. È molto raro affrontare un giocatore cinese in Cina. Credo che sia bellissimo per i tifosi e per il tennis. Il tennis cinese è cresciuto moltissimo negli ultimi anni».
